La  SCUOLA

Un pò di storia...........

Organizzate le attività oratoriane, il pensiero doveva andare necessariamente alla scuola per dare modo ai giovani di apprendere con una cultura ufficiente anche un mestiere. Fu celto un tipo di scuola che si addicesse al luogo e al tempo: la scuola a arattere aziendale diurna e serale.

Il 10 settembre del 1943 con 15 allievi 3 iscritti al 1° corso e 8 al 2° corso ebbe inizio la scuola serale.

Il 4 ottobre anche la scuola diurna, anche se i ragazzi non erano molti, ma tutti volenterosi di apprendere. Alla scuola si aggiunse la mensa aziendale perchè i tempi correvano difficili e per molti faceva difetto il necessario per sostentarsi. La guerra, che infieriva ormai da qualche anno, era una remora alle iniziative e non avrebbe mancato di lasciare anche qui la sua triste impronta. 
14 novembre 1943. E' la data più nefasta che sottolinea la cronaca della casa.

Verso le 21 due colpi secchi e profondi annunciano una vicina incursione aerea.

Come altre volte i rifugi li fortuna accolgono i confratelli e le persone che abitano nelle case vicine. 

Gli apparecchi ronzano nell'aria e ricercano ansiosamente i bersagli.

Cinque bombe vengono sganciate sull'edificio dell'oratorio. Due cadono sulla Chiesa che viene sbrecciata sulla fiancata di mezzogiorno. Non c'è dubbio! Per il polverone, che toglie il respiro a quelli che sono nei rifugi, si intuisce che qualche cosa di grave è accaduto. Al cessato allarme, i primi ad uscire dai rifugi , sig. Zaffaroni e sig. Gasca, si rendono conto del disastro. Non si vede più che un cumulo di macerie. Non più il bello e accogliente edificio progettato con tanta arte: nessuna vittima, ma che pena! Solerte e quanto mai encomiabile fu l'opera di tutti per sgomberare al più presto le macerie e ricuperare il ricuperabile.

Il salone-teatro, rimasto pressoché intatto, diventa il nuovo locale-chiesa. I vani riattabili si ripuliscono e si riordinano nel migliore dei modi. Il 9 dicembre la scuola può riprendere regolarmente, pur tra tanti disagi. 

Gli alunni presenti -nota la cronaca- sono trentuno.
Terminato il primo anno che possiamo dire di collaudo, la Scuola doveva meglio impostarsi perchè le idee andavano sempre più schiarendosi e le esperienze fatte potevano indicare meglio la via da seguire. Il numero degli allievi con la fine della guerra aumentò notevolmente. Il riassetto dei locali sinistrati e il materiale nuovo in sostituzione di quello danneggiato per il bombardamento permisero una sistemazione migliore. 


Nell'anno scolastico 1947-1948 un nuovo direttore, don Augusto Rossi, sostituisce don Biancotti ormai alla fine del suo sessennio e la Scuola comincia cosi ad assumere un suo aspetto preciso: Corso di Avviamento Professionale, tipo Industriale . Aumentato il numero degli allievi, occorreva anche un ampliamento dei locali. I laboratori con i banchi di aggiustaggio, sistemati nelle sale del pianterreno, non erano più sufficienti 

Era necessario attuare il progetto della costruzione di tre capannoni. Alla proposta acconsentì volentieri l'avv. Gianni Agnelli che, come rappresentante della famiglia, si mostrò ben disposto a continuare l'Opera. I lavori ebbero inizio alla fine di ottobre del 1947.

I capannoni sul limite nord del cortile, adibito a campo di pallone, con l'anno scolastico 1948-49 entravano già in funzione. Nel capannone più vicino al teatro venivano collocate le macchine (torni, trapani, fresatrici, ecc.. .) donate dalla Fiat. In quello di mezzo venivano sistemati gli scalda- vivande e le tavole della mensa e in quello più esterno i banchi di aggiustaggio con le rispettive morse.
Il corso di Avviamento sembrava non sufficiente a dare una formazione tecnica completa al giovane. Qualcuno giustamente pretendeva di più. Si organizzò quindi un Biennio Tecnico, al quale potessero accedere gli allievi in possesso della licenza di avviamento. 
L'aumento rimarchevole di allievi imponeva la necessità di un nuovo edificio scolastico più adatto. Si iniziarono i lavori nell'agosto 1951.

La direzione Costruzioni e Impiantì Fiat incaricava l'arch. Albertini, il quale, dietro suggerimento di don Rossi, progettava un lungo edificio a tre piani più un seminterrato da elevare sull'area lungo corso Unione Sovietica. 

Nell'ottobre 1952 la Comunità Salesiana lasciava definitivamente la vecchia casa, dimora di emergenza, e si trasferiva nel nuovo palazzo e con l'inizio del nuovo anno scolastico i giovani trovavano posto in aule ampie.

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