• L’architetto: 

Giulio Valotti: nasce il 30 gennaio 1881 a Quinzano d’Olio in provincia di Brescia. Dopo gli studi presso il ginnasio del seminario bresciano giunge a Torino alla scoperta del carisma salesiano frequentando il noviziato presso San Benigno Canavese. In seguito si trasferisce all’oratorio di Valdocco collaborando come fattorino presso la redazione del Bollettino Salesiano e presso le camerette di don Bosco al servizio di don Michele Rua. Nel 1900 emette la Prima Professione nella comunità di San Benigno  mentre, nel 1903, pronuncia la Professione Perpetua come coadiutore presso il collegio salesiano di Lanzo Torinese. Dal 1915 frequenta la Regia Accademia Albertina, nel 1918 presta il servizio militare presso il Ministero dell’aeronautica all’ufficio progetti di Roma e nel 1920 entra come architetto presso l’Ufficio tecnico salesiano di cui diventa direttore responsabile. Nel 1921 consegue il diploma di Professore di Disegno Architettonico presso la Regia Accademia Albertina delle Belle Arti venendo inserito nell’albo professionale degli architetti della Provincia di Torino con la specializzazione nell’ambito dell’edilizia in qualità di libero professionista.
Nel 1949 deve abbandonare parzialmente le sue attività a causa di una trombosi che gli procura la paralisi del braccio e della gamba destra. Muore  a Piossasco (TO) l’11 novembre del 1953.
Tra le opere più rilevanti, oltre alla chiesa di San Giovanni Bosco e all’Istituto salesiano “Edoardo Agnelli”, ricordiamo il santuario della Madonna di Lourdes al Selvaggio di Giaveno, la chiesa dei Santi Gervasio e Protasio di None, l’Istituto Bernardi e Semeria del Colle don Bosco, le chiese di Gesù Adolescente, Santa Rita da Cascia e gli Istituti Michele Rua e Rebaudengo in Torino.  L’ultimo  lavoro di cui si occupò fu l’ampliamento della Basilica di Maria Ausiliatrice  e dell’oratorio di Valdocco realizzati tra il 1935 e il 1952. Tra il 1938 e il 1941 si dedicò alla costruzione del complesso salesiano dell’Agnelli e della chiesa in esso inserita. 

  • Lo stile:

nel progettare la chiesa di San Giovanni Bosco Giulio Valotti abbandona quel convenzionalismo e quel formalismo tradizionale adottato nelle costruzioni precedenti propendendo per una più massiccia e compiaciuta semplicità delle strutture impostata su rapporti elementari e su superfici e volumi geometricamente ben definiti.
Per raggiungere questo risultato mette in risalto i valori di elementarietà strutturale e adotta gli stessi materiali in modo che il loro aspetto unisca elementi architettonici e decorativi.  Nasce così un romanico moderno capace di suggerire un originale connubio tra severità delle linee classiche, visibile nelle arcate, nelle decorazioni interne, nei contrafforti,  e libertà della sperimentazione di nuove forme contemporanee.

  • L’esterno:

l’esterno della chiesa si presenta semplice ed essenziale. La monotonia del cotto è interrotta e ingentilita dall’apertura di un’imponente arcata che ospita il portale ligneo di ingresso e il mosaico raffigurante  “ Gesù buon Pastore”. 
Nella parte superiore, rispettivamente a destra e a sinistra del prospetto, due monofore alleggeriscono la struttura muraria mentre al centro, in corrispondenza dell’arcata, troneggia la croce.

  • Il portale d’ingresso: 

scolpito dagli allievi dell’Istituto salesiano del Rebaudengo, il portone ligneo    è arricchito con sculture raffiguranti:

- i simboli dei quattro evangelisti: un angelo per San Matteo (in alto a sinistra),  un’aquila per San Luca (in alto a destra), un leone per San Marco (in basso a destra)  e un bue per San Luca (in basso a sinistra)

- l’agnello trionfante, simbolo di Cristo  (al centro a destra);

- una mitria con ai lati pastorale e chiavi, simboli della Chiesa e del Papa (al centro a sinistra).

Al di sopra del portale, nella fascia che separa la zona di ingresso dal mosaico, vi è un piccolo bassorilievo marmoreo raffigurante una croce recante la scritta “Jesus Christus”.

  • Il mosaico: disegnato dal pittore Piero Dalle Ceste, venne messo in opera dalla ditta Crovatto. Raffigura il Cristo come  “il buon Pastore che conosce le sue pecore” in base al noto brano evangelico presente nel cap. 10 di Giovanni la cui frase principale, “Ego sum pastor bonus”,  è riportata a caratteri dorati ai piedi del mosaico. Gesù è rappresentato in posizione centrale, con un bastone e con una pecora sulle spalle mentre ai suoi piedi altre pecore sono in procinto di arrivare a Lui per ascoltare la Sua Parola. A questa immagine si erge, come sfondo, un paesaggio bucolico, un “locus amoenus” caratterizzato da prati verdeggianti, alberi  sparsi e una strada che conduce verso l’orizzonte raffigurato con i colori tipici dell’imbrunire.
  • Il campanile: la torre campanaria in mattoni sorge sul lato destro della chiesa lungo via Giacomo Dina ed è  concepita come una costruzione a vela nella cui parte superiore si apre una finestra che ospita un concerto di tre campane: la maggiore, nota si3, è dedicata a San Giovanni Bosco e a Sant’Augusto martire, la seconda, nota re4, è dedicata a Maria Ausiliatrice, a San Giuseppe e al Beato Michele Rua, la terza, nota fa#4, è dedicata a Santa Maria.
  • L’interno:

l’interno della chiesa è costituito da una navata unica, suddivisa in 4 campate sorrette da arcate, culminante con il presbiterio in cui è collocato l’altare maggiore.
Degne di nota sono:

    • le stazioni lignee della Via Crucis scolpite dall’artista Vincenzo Mussner di Ortisei;
    • i due confessionali nella cappella della penitenzieria realizzati dall’Istituto salesiano del Rebaudengo;
    • l’altare laterale sinistro dedicato a Maria Ausiliatrice con il quadro del pittore Mario Caffaro Rore che raffigura la Beata Vergine con il bambino  attorniata da una pioggia di rose e da due angeli;
    • l’altare laterale destro dedicato a Sant’Edoardo re di Inghilterra con il quadro del pittore Mario Caffaro Rore che raffigura il sovrano britannico con le insegne regali e la croce;
    • le vetrate policrome;
    • il battistero marmoreo a pianta ottagonale, disegnato dal Vallotti e messo in opera dalla scuola del “Beato Angelico”, con la scultura del pesce, simbolo di Cristo, e della croce, simbolo della redenzione;
    • l’organo a canne ubicato in cantoria sopra il portale d’ingresso, opera della casa organaria “Carlo II Vegezzi Bossi” di Centallo (CN), dotato di 21 registri reali disposti su due tastiere e pedaliera.

Le decorazioni a finto oro e i gigli presenti nelle trabeazioni vennero realizzate nel 1953 dall’artista Giuseppe Maio di Orbassano il quale, a completamento dei lavori, mise sull’arco dell’altare maggiore a lettere dorate in rilievo la frase del salmo 33 tanto cara a don Bosco: “Venite filii, audite me! Timorem Domini docebo vos!”

  • Il presbiterio:

il presbiterio, a pianta quadrata sormontato da una cupola, è la parte della chiesa che ha subito il maggior numero di modifiche nel corso degli anni.
Nel 1941 la chiesa si presentava al visitatore con il grande quadro di San Giovanni Bosco, dipinto dal prof. Giovanni Crida, collocato nel presbiterio su un altare in marmo rosa. L’opera raffigurava, in posizione centrale, il Santo fondatore dei salesiani attorniato da angeli nell’atto di indicare ai fedeli la strada per giungere alla meta celeste. Una balaustra in marmo bianco divideva la zona dell’altare maggiore dalla navata riservata ai fedeli.
Tuttavia alla famiglia Agnelli il quadro del prof. Crida sembrava troppo esiguo per celebrare la grandezza del Santo a cui era dedicata la chiesa. 
Infatti, dopo la conclusione della seconda guerra mondiale, il senatore Agnelli prese contatti con lo scultore Edoardo Rubino, artefice di diverse opere nel territorio torinese tra cui è lecito ricordare la statua del Faro della Maddalena, affinchè progettasse un’opera monumentale capace di rendere gloria a don Bosco e alla sua opera.
 Il Rubino, coadiuvato dai suoi discepoli, interpretò così il pensiero di Agnelli: un grande altare che dal basso si elevasse verso l’alto fino alla croce cuspidale con la finalità di sintetizzare le componenti fondamentali della vita umana e cristiana: "Lavoro, preghiera e santità".
L'opera richiese parecchio tempo per la sua realizzazione, ma alla fine si potè avere un insieme grandioso e armonico così sviluppato:

    • alla base della scultura il paliotto dell’altare era costituito da un bassorilievo rappresentante il "sogno che Giovannino Bosco ebbe a nove anni nel prato dei Becchi", anticipo e premessa della sua missione. 
    • Al di sopra, la mensa con il tabernacolo dorato avente al centro l’immagine dell’Agnello vittorioso. 
    • Sporgente come da una nicchia troneggia la statua di don Bosco con le braccia protese verso i fedeli. Alle spalle del simulacro è scolpita, in maniera molto leggera, l’immagine della Vergine Ausiliatrice nell’atto di sostenere il cammino del santo . 
    • intorno alla statua, a destra e a sinistra, sono scolpiti dieci bassorilievi rappresentanti le molteplici attività che i salesiani portano avanti  a servizio dei giovani: partendo dal lato destro, in alto, è possibile riscontrare il lavoro dei falegnami, dei ciabattini, dei fabbri, dei contadini e, in basso, la missione evangelizzatrice. Invece a sinistra, sempre partendo dall’alto, si intravede l’opera professionale, la sartoria, il disegno, il lavoro nei campi e la scuola. 
    • Al centro tre angeli oranti sostengono la base della statua di don Bosco. 
    • In alto, nel timpano triangolare, due angeli innalzano la Croce, simbolo di Cristo, termine ultimo verso la quale è orientata la missione salesiana.

 L’opera venne inaugurata il 24 ottobre del 1954 alla presenza della famiglia Agnelli e del rettor maggiore dei salesiani don Renato Ziggiotti.

  • Adeguamento liturgico:

Negli anni settanta sono iniziati i lavori di adeguamento della zona presbiteriale alle nuove riforme liturgiche varate nel Concilio Vaticano Secondo. Sono state rimosse le balaustre marmoree per favorire la partecipazione e il coinvolgimento dell’assemblea alla celebrazione eucaristica, il tabernacolo ha perso il suo posto centrale al di sotto della statua di don Bosco per essere “trasferito” alla sinistra dell’altare maggiore. Al suo posto è stata ubicata la “sede” con i posti per il celebrante e i ministranti. Il paliotto marmoreo con il “sogno che Giovannino ebbe a nove anni” ha trovato una collocazione provvisoria all’ingresso del portone secondario dell’oratorio. Anche il piccolo crocifisso e i candelabri sono andati persi. 
È stata costruita la mensa in marmo bianco arricchita da una scultura in bronzo raffigurante “l’ultima cena”, opera dello scultore prof. Tarcisio Manassi. Anche gli altari laterali sono stati eliminati ad eccezione dei quadri di Maria Ausiliatrice e Sant’Edoardo. Il battistero marmoreo dalla cappella in fondo alla chiesa è stato spostato sui gradini antistanti l’altare. Negli anni ‘90 è stato collocato nel presbiterio il crocifisso ligneo, opera della scuola di Ortisei, in sostituzione del precedente più piccolo ora collocato in sacrestia. Anche l’ambone in marmo bianco è stato arricchito con un leggio in bronzo sormontato da un crocifisso, opera del prof. Manassi. 
Alla sinistra del presbiterio vi sono i posti per il coro e, nel 2001, è stato collocato un piccolo organo elettronico per l’accompagnamento delle celebrazioni minori e della liturgie delle ore.  

a cura di Marco Di Gennaro

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